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Questo è il decimo anniversario del mio trasferimento in Italia. Pensavo di celebrarlo condividendo alcune delle cose che ho appreso a proposito degli italiani durante questo periodo. Pronti? Uno, due, tre! 

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Il cibo cattivo è per barbari.
Può sembrare un cliché, ma non è possibile comprendere quanto per gli italiani sia importante il mangiare bene finché non se ne vede uno che, dopo averlo grattugiato per un’ora intera, butta via un chilo di delizioso pecorino perché improvvisamente si accorge che non ha il sapore giusto per fare la pasta cacio e pepe che aveva in mente. Dopo aver vissuto dieci anni in Italia, faccio fatica a ricordare tutti i ristoranti o le case dove ho mangiato quello che ho creduto essere il miglior pasto della mia vita. Al contrario ne ricordo con precisione almeno un paio mediocri o comunque poco al di sotto della media. Anche le peggiori trappole per turisti mantengono una certa dignità quando si tratta di cibo e servono piatti decenti, diciamo, per gli standard tedeschi. Naturalmente l’Italia ha un vantaggio su chiunque altro. Qualunque cosa cresce qui, o qualsiasi cosa viene prodotta da quello che cresce in questo paese, ha guarda caso un sapore migliore che altrove. I pomodori sono l’esempio perfetto in questo senso.

Sempre alla ricerca della salvezza.
Gli italiani, soprattutto i romani, sono per natura scontenti di qualche aspetto della loro vita. C’è sempre una forza esterna che non sono in grado di controllare e che getta un’ombra di tragedia sulla loro esistenza, impedendogli di ottenere ciò che sentono giustamente di meritare. Un lavoro migliore, una promozione, una macchina nuova, una casa più grande, un business più redditizio, la possibilità di viaggiare e divertirsi più di frequente, o anche un compagno di vita o dei figli. Quando gli italiani si affezionano agli stranieri, in particolare quelli che hanno una visione più positiva della vita, l’amicizia con loro comporta sempre un’aspettativa di salvezza o anche solo la speranza che il loro successo o la loro felicità possa in qualche modo contagiarli. Il mondo al di fuori dell’Italia, secondo gli italiani, è dove ci si diverte. Il che spiegherebbe l’intenso flusso migratorio del paese verso l’estero. Eppure, a differenza di quello che si può pensare, gli italiani hanno una dignità tanto grande che quando li si vuole aiutare nel loro sogno di salvezza, porgendogli una mano, raramente accettano l’offerta, pur restando grati per sempre.

L’amore e l’odio per tutto ciò che è straniero.
Si potrebbe pensare che, vista la fiducia nella salvezza attraverso un agente esterno e considerato il grande flusso di migranti che storicamente giungono in Italia, gli italiani siano facilmente portati ad abbracciare le culture straniere. Per dirla con un eufemismo, il loro rapporto con il resto del mondo è in realtà un po’ più complesso. Gli italiani possono anche credere che sarà una panacea esterna a guarire tutti i loro problemi, ma nel profondo del loro cuore sono certi che nessuno sia più bravo di loro. Anche gli italiani emigrati in paesi giovani come l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti indossano la loro italianità e idolatrano la madrepatria, spesso a dei livelli assurdi. Gli italiani sono terribili nell’imparare le lingue straniere e in questo l’industria del doppiaggio ha le sue colpe, almeno in parte. La maggior parte degli italiani, anche quelli che sono esposti al mondo esterno, credono fermamente che il loro sistema scolastico sia il migliore del mondo. Voglio dire, sul serio? Ho lavorato su set cinematografici dove anche i membri inferiori delle troupe italiane si sono rifiutati di mangiare lo stesso cibo eccezionale che, sebbene non italiano, un elenco di celebrità come George Clooney e Matt Damon hanno mangiato insieme a noi. Non contenti hanno preteso dei pasti speciali. Non c’è un ristorante francese decente in tutta la città di Roma. Per non parlare del messicano. Eppure, nonostante la loro paura per il cibo, le lingue, le culture straniere, con l’eccezione di coloro che sono apertamente razzisti, la stragrande maggioranza degli italiani ha una visione incredibilmente umana sull’immigrazione e la condizione dei meno fortunati. Gli italiani esprimono apertamente i loro sentimenti, e sì, è vero, adorano i bambini, nonostante i loro tassi di crescita stiano crollando.

La rivoluzione si scorge all’orizzonte, ma non arriverà mai.
Nonostante sia fantastico vivere in Italia, ci sono molte cose che proprio non funzionano. Per uno straniero come me, finché non intaccano la mia vita, tali disfunzioni aggiungono colore al fascino stravagante di questa terra unica. Ma la maggior parte degli italiani prova un vero e proprio senso di disillusione verso i politici e i leader dai quali sono stati elegantemente fregati per il proprio tornaconto. Naturalmente questa sensazione non è affatto sbagliata. L’Italia è cronicamente mal gestita, il che significa che una rivoluzione è sempre sul punto di accadere. Una massiccia rivolta a livello nazionale contro la corruzione endemica, l’inefficienza e l’apatia dello Stato e dei suoi apparati. Ho sentito borbottare di questa rivoluzione dal giorno in cui sono arrivato, ma sono ancora in attesa di vederne qualche segnale.

Vivere appena sotto la superficie del potenziale.
Per la maggior parte dei turisti la vita in Italia non potrebbe essere migliore. Ma quando qui si vive, lentamente ci si accorge che nonostante tutto quello che l’Italia ha dalla sua in termini di bellezze naturali, storia, cultura e popolo meraviglioso, questo è un paese che vive appena sotto la superficie del suo vero potenziale. Direi che in una buona giornata, la maggioranza degli italiani opera a circa il 50-60 per cento in termini di produttività e di efficienza. Se questa valutazione venisse aumentata di un ulteriore 15 per cento, la mia ipotesi è che l’Italia farebbe il botto. Di nuovo ci si chiede come sia possibile che, pur operando a metà del suo potenziale, il paese vada avanti. Forse è l’universo che dà un’aggiustatina per tutti noi.

Le iperboli sono per bambini.
Gli italiani esagerano per natura. Tutto è sempre molto più drammatico, più grave, più tumultuoso di quello che è realmente. L’unico altro spaccato demografico che è colpevole di soffrire di “iperbole cronica” sono i bambini. Il che mi porta a credere che gli italiani abbiano un non so che di infantile, cosa che è importante capire se si cerca di adattarsi e di vivere qui. Gli uomini italiani sono come ragazzini: amano i loro giocattoli, andare in giro in gruppo a far baccano e vogliono sempre che li si ammiri e che si apprezzino le loro doti. Le donne italiane possono sembrare a prima vista più mature rispetto ai loro colleghi maschi, ma il loro desiderio di sembrare sempre giovani non dipende tanto dalla vanità, quanto dalla voglia di non crescere. Perché? Ho una teoria. Gli italiani amano i bambini e il nutrimento e amano entrambe le cose follemente. Per molti italiani, l’infanzia rimane la parte più bella della vita, prima che la rude realtà li faccia crescere a calci. Forse questo spiegherebbe il motivo per cui molti italiani finiscono per restare a lungo dipendenti dai genitori fino al punto di rifiutare in modo innaturale di andarsene di casa anche raggiunta la mezza età o di accettare aiuti finanziario da parte dei genitori anche quando diventano genitori loro stessi. Questo aspetto bambinesco degli italiani può naturalmente essere frustrante per gli adulti che non lo comprendono, ma d’altra parte si tratta anche della stessa meravigliosa ingenuità che dona agli italiani tutte le caratteristiche che amiamo di loro.

Orgogliosamente pessimisti.
Una conseguenza della loro propensione a esagerare, è che gli italiani sono anche intrinsecamente pessimisti. Mi rendo conto che questo pessimismo abbia le sue radici nella realtà che li circonda e che riflette la sclerosi della classe politica, dominata da vecchi scontrosi. Ma per uno straniero questa costante desolazione può risultare un po’ demotivante. Per natura gli italiani si aspettano il peggio, e quando succede il contrario si vantano come se fossero stati toccati dalla mano di Dio. Questo accade anche per le cose più banali, come trovare parcheggio. Cercate su Google “che culo che hai” e capirete cosa voglio dire. Pur essendo una persona naturalmente ottimista, ho imparato dagli italiani che una sana dose di pessimismo a volte può moderare le aspettative e riparare dalle delusioni.

Delegare è per idioti!
Sono appena tornato da un weekend in una delle città più spettacolari d’Italia e ho soggiornato in un Bed and Breakfast che un tempo era un monastero e ora è gestito da una coppia meravigliosa. Il marito e la moglie si alternano al check-in. La moglie fa anche da cuoca e da donna delle pulizie, mentre il marito fa il portiere, il giardiniere e il maître ed entrambi indossano la divisa necessaria per ogni ruolo. Delegare per loro rappresenta un costo aggiuntivo che inciderebbe sui guadagni, ma ho il sospetto che gli italiani siano per natura dei mini-manager e dei maniaci del controllo. Poi di nuovo, tanto di quello che l’Italia dà al mondo è così unico e speciale che a volte mi chiedo se gli italiani siano a conoscenza di qualcosa che noi ignoriamo. Forse delegare troppo non è poi così una buona cosa. Forse alla fine prosciuga solo il patrimonio e tutto quello che orgogliosamente si possiede fino a farci diventare una caricatura delle persone che un tempo eravamo.

Da straniero trapiantato qui ho imparato ad amare l’Italia e gli italiani per quello che sono. Certo, meno traffico, strade più pulite, rispetto delle file e un’etica per il lavoro fatto bene sono cose fantastiche, ma impallidiscono di fronte a tutto quello che l’Italia ha da offrire. Soprattutto le tre ore di pausa pranzo.

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